Blog · GEO e AI

Tre cose da fare e tre da non fare per uscire su Google e nelle risposte AI

Sei regole operative, non teoria. Cosa scrivere perché un motore possa citarti, e le tre pratiche che oggi fanno più danno che bene.

  • GEO e AI
  • 12 min di lettura
  • Pubblicato il 11/08/2026
01

Il punto

Le liste di consigli SEO sono quasi tutte inutili perché sono generiche. Questa è tarata su un caso reale — un'azienda tecnica italiana, più grande dei suoi concorrenti e invisibile per la propria categoria — e ogni punto è la risposta a un errore che ho visto fare davvero.

In breve: scrivi in proposizioni, dai a ogni pagina una domanda che qualcuno digita davvero, ancora tutto a fonti e numeri verificabili. Non impilare parole chiave, non scrivere la pagina generica del tuo settore, non inseguire il volume pubblicando testo AI non riscritto.
02

Da fare

1. Scrivere in proposizioni, non in elenchi

Un motore generativo può citare solo quello che riesce a riportare come frase compiuta. RILIEVI • AS IS • DIGITAL TWIN non è citabile da nessuno: non ha soggetto, non ha verbo, non afferma niente.

Questa invece lo è:

"Sviluppiamo modelli informativi per infrastrutture e patrimoni immobiliari esistenti, con dieci specialisti certificati e centocinquanta tecnici delle società fondatrici."

Contiene un'attività, un ambito, una dimensione. Un modello può prenderla così com'è e metterla in una risposta.

La regola pratica: se una riga non ha un soggetto e un verbo, per l'AI non esiste. Applicala alla tua home, riga per riga, sopra la piega. Il risultato di solito è istruttivo.

Vale anche per i titoli e per i sottotitoli, non solo per il corpo del testo. Un H2 che dice "Soluzioni" non dice niente. Un H2 che dice "Quanto costa digitalizzare un patrimonio di cinquanta immobili" dice tutto.

2. Una pagina, una domanda che qualcuno digita davvero

Con la domanda nel titolo, la risposta nei primi due paragrafi, l'approfondimento sotto.

Non "Servizi di consulenza", ma "Come si scrive un capitolato informativo per una gara sopra i due milioni".

La differenza non è stilistica, è di intenzione di chi cerca. Chi digita la domanda specifica ha un problema concreto, una scadenza e un budget. Chi digita la parola generica sta studiando, e non comprerà — né oggi né mai da te.

C'è un vantaggio secondario che conta molto sui motori generativi: quando la pagina è costruita come risposta a una domanda, il modello la riconosce come risposta a quella domanda. Non deve estrarre e ricomporre: prende e cita.

Sulla struttura a cluster ne abbiamo scritto in Una pagina, un cluster, un segnale.

3. Ancorare tutto a fonti, date e numeri verificabili

Norme citate per esteso con il numero e l'anno. Dati con la fonte e l'anno. Progetti con il nome e il luogo. Dimensioni con il numero, non con l'aggettivo.

Serve due volte, e sono due meccanismi diversi.

Per la macchina: un modello preferisce fonti che si possono controllare, e i sistemi che citano tendono a privilegiare contenuti in cui l'affermazione è ancorata a un riferimento. Una frase con dentro "D.Lgs. 209/2024" ha più probabilità di essere ripresa di una frase con dentro "la normativa vigente".

Per il lettore: chi decide in un contesto tecnico si fida di chi cita la norma giusta con il numero giusto. È il segnale più economico di competenza reale che esista.

Nella stessa categoria: la coerenza dell'identità. Nome, sede e descrizione identici su sito, LinkedIn, Google Business Profile e visure camerali. Le incoerenze rompono il collegamento tra le fonti, e un'entità frammentata in quattro versioni leggermente diverse è un'entità più debole di una sola.

03

Da non fare

1. Non impilare parole chiave

È il problema più diffuso sulle home aziendali italiane, e ha una spiegazione storica precisa: funzionava. Vent'anni fa i motori contavano le occorrenze, e chi impilava vinceva.

Ha smesso di funzionare più di dieci anni fa, ma la pratica è rimasta perché nessuno ha mai detto a quelle aziende che le regole erano cambiate. Oggi non è neutra: è attivamente dannosa. Produce una pagina che non dice niente né alla macchina né al lettore, e occupa lo spazio più prezioso del sito — quello sopra la piega — con un inventario.

Il costo non si vede nelle analitiche, perché chi non ti trova non lascia traccia.

2. Non scrivere la pagina generica del tuo settore

"Cos'è il BIM". "Cos'è la SEO". "Cos'è il marketing digitale".

Quel terreno è occupato da portali che hanno vent'anni di autorità di dominio, redazioni interne e migliaia di link in ingresso. Non li batti, e il tentativo costa mesi.

Ma soprattutto: chi legge quella pagina non compra. Sta studiando, sta scrivendo una tesi, sta facendo un compito. Il traffico che porta è vanità pura.

Va invece dove non c'è nessuno. Nel caso che ho analizzato, lo spazio scoperto era il lato di chi commissiona: il comune che deve bandire una gara e non sa scrivere il capitolato, il fondo che deve digitalizzare un patrimonio e non sa da dove partire. Sono domande che oggi non hanno una risposta italiana ben posizionata — né su Google né sui generativi.

Perché quello spazio è vuoto? Perché è noioso da scrivere e richiede di aver fatto davvero quel lavoro. Ed è esattamente per questo che è difendibile: un concorrente non lo copia in un pomeriggio.

3. Non inseguire il volume, e non pubblicare testo AI non riscritto

Con gli strumenti di oggi puoi produrre trenta articoli al mese. È una trappola, per due ragioni indipendenti.

La prima è di sostanza. Dodici pagine dense, specifiche e verificate valgono più di sessanta generiche. Le sessanta generiche competono tra loro, diluiscono i segnali, e nessuna di esse è abbastanza buona da essere citata da qualcuno.

La seconda è di credibilità. Il testo generativo non rivisto ha una firma stilistica riconoscibile — le stesse strutture di frase, la stessa cadenza, gli stessi connettivi. In un settore tecnico, i lettori che contano la riconoscono al terzo paragrafo. E il giorno che un progettista o un direttore tecnico capisce che il tuo blog è scritto da una macchina non riletta, hai perso esattamente il lettore per cui stavi scrivendo.

L'intelligenza artificiale come strumento di scrittura funziona benissimo. Come sostituto del pensiero, no. La differenza pratica è se qualcuno che conosce la materia rilegge, corregge e aggiunge quello che solo lui sa.

04

Una avvertenza onesta, prima di chiudere

Vale la pena separare due cose che spesso vengono vendute insieme.

La parte SERP è materia consolidata. Si misura, si sa cosa aspettarsi, ci sono vent'anni di evidenza e strumenti per verificare.

La parte sulle citazioni AI è giovane. Le pratiche descritte qui sono ragionevoli e coerenti con il modo in cui questi sistemi funzionano, ma non esiste ancora un corpo di prove solido come per la SEO classica. E in giro si vende molta fuffa su questo, spesso con numeri inventati e garanzie che nessuno può dare.

La regola di sicurezza che seguo: fare cose che restano utili anche se la GEO cambiasse regole domani. La prosa chiara, specifica e verificabile lo è sempre — e lo era anche prima che i motori generativi esistessero.

Se le regole cambiano, una pagina scritta bene resta una pagina scritta bene. Se hai investito in trucchi, invece, il giorno che smettono di funzionare non ti resta niente.

Il quadro generale è in GEO: Generative Engine Optimization, e il caso concreto da cui nasce questa lista è raccontato in Se la tua home è un elenco di parole.

Getaweb · Busca

Vuoi capire come ti vedono Google e le AI?

Scrivici: guardiamo insieme il tuo sito e ti diciamo da dove partire.

Prezzi